AIRPODS APPLE, VERSO UN GRANDE FUTURO

Gli AirPods, i nuovi auricolari wireless di Apple, hanno attirato la curiosità del pubblico, forse addirittura più dell’iPhone 7 (che pure sarà il bestseller dei prossimi mesi). Anche una certa ironia, non del tutto ingiustificata. E pure un po’ di malanimo, visto che sono la concretizzazione in plastica e silicio di un’assenza: quella dell’ingresso cuffie su iPhone 7, una mossa che a tanti non è andata giù.

Sorpresa
Dopo una settimana di uso invece siamo rimasti piacevolmente sorpresi da AirPods. Per molti sensi sono un distillato di essenza Apple (la vecchia Apple, per lo meno): un oggetto gradevole esteticamente che fa poche cose ma le fa bene e soprattutto le fa in maniera facilissima. Quel “It just works!” che ci si attende da un oggetto Apple e che può fare la differenza rispetto alla concorrenza nell’uso di tutti i giorni. Semplificando un poco la vita (a prezzo di listino magari non proprio basso e con alcuni limiti, che andiamo a spiegare qui sotto). Anzi, sono convinto che questi oggetti siano una porticina dischiusa sul futuro (e anche qui ci arriviamo più avanti).

L’auricolare che non cade
Su un oggetto come un auricolare devo fare una premessa personale. Non ho mai usato gli EarPods ovvero gli auricolari standard, quelli bianchi, inseriti nella confezione dell’iPhone fin dall’iPhone 5 (nel 2012). Benché non sia un melomane incallito, trovo la qualità del suono degli EarPods bassa, appena sufficiente. Soprattutto non sono adatti alla forma del mio orecchio. Mi scivolano via e anche piuttosto in fretta. In verità quasi tutti gli auricolari che ho provato nel corso degli anni non sembrano essere graditi dai miei padiglioni. Con l’eccezione di quelli Bose, che grazie al peduncolo in silicone (Inserto StayHear, si chiama così) non si staccano mai e che sono da anni i miei preferiti.

Il mio pre-giudizio sugli AirPods era dunque questo: farò il test iniziale e poi li archivierò nella categoria del “non mi interessano e non li userò”. Ma ora che li ho provati a lungo, penso invece che li userò tutti i giorni.

Il perché è facile da spiegare: fanno qualcosa che non ho mai trovato in altri auricolari.

Intanto, con una certa sorpresa, non scappano dall’orecchio. La forma è quella degli EarPods ma il fatto che non ci sia il filo cambia la faccenda. Di solito è proprio il cavo a far uscire dai padiglioni la cuffietta: si aggancia in giro, lo si tocca inavvertitamente con le mani o semplicemente con il suo peso fa scivolare fuori l’auricolare (la soluzione Bose, poi copiata più o meno bene da altri produttori, serve proprio a garantire una “presa” solida).
AirPods ovviamente non ha il cavo. Ha invece un forma un po’ sgraziata, da “mezzo cotton fioc che esce dall’orecchio” (come ho letto) o da orecchino un po’ troppo nerd. Una forma però efficace perché, con le dimensioni e il peso di quel “bastoncino” che si allunga sotto all’auricolare vero e proprio, garantiscono un’ottima resistenza a fughe accidentali dall’orecchio. Li ho utilizzati anche per attività fisica (corsa leggera, qualche scatto) e sono rimasti al loro posto.

Meglio una prova
Sono ovviamente considerazioni abbastanza personali perché AirPods esiste in un solo formato e il fatto che sia in plastica rigida (avrei preferito un sovraguscio in silicone morbido, di certo più confortevole) è un “prendere o lasciare”: su molte orecchie le cuffiette Apple potrebbero risultare troppo grandi o troppo piccole, ma nel complesso il design sembra tutt’altro che casuale e ben studiato. Ho indossato AirPods anche durante un po’ di relax a letto, senza particolari disagi (per molti altri auricolari non è così). Se possibile, in ogni caso è consigliata una prova, in negozio o tramite un amico, per capire se le nostre orecchie e le cuffiette Apple possono diventare buone amiche.

Siri
L’altro aspetto semplice semplice – forse anche troppo – sono i comandi. Non ci sono né pulsanti né comandi touch. Si passa dal telefono oppure, meglio, da Siri. Doppio tap su uno degli AirPods e si attiva Siri. L’assistente digitale fa le cose che a cui ci hanno abituati iPhone/iPad (ricerche, cercare percorsi su Mappe, inserire appuntamenti e pro-memoria, mandare messaggi, etc). Oppure serve a controllare la musica: comandi come “vai al prossimo brano”, “alza (o abbassa) il volume” funzionano perfettamente.
Alcune volte i limiti attuali di Siri sono una zavorra e tocca tirar fuori l’iPhone dalla tasca e interagire col telefono. Con iOS 10 però anche Siri è aperta alla possibili di interazione con tutte le app. Gli sviluppatori sfrutteranno la cosa ed AirPods è destinato a diventare una vera testa di ponte per la transizione dalle interfacce touch a quelle vocali.
Perché? Perché Siri entra, letteralmente, nelle vostre orecchie. Che è cosa ben diversa e con ben altra immediatezza rispetto al tirar fuori uno smartphone, schiacciare un pulsante e attendere una risposta. Se avete visto il film “Her” (“Lei”) sapete di cosa parlo. Ok, lì le cose non vanno esattamente benissimo per il protagonista, ma il portare gli assistenti vocali vicino al corpo o dentro alla casa (è la strategia di Amazon con Echo (“Alexa”) e di Google con Home) è l’idea vincente per spianare definitivamente il cammino all’interazione vocale continua con le macchine.

Ecco perché AirPods è anche l’inizio del sentiero che porta al futuro, un futuro meno distante di quel che possiamo pensare.

A patto che ci sia connettività: no Internet, no Siri, no comandi per AirPods.

Batteria e custodia
Un dato che ha fatto discutere è l’autonomia: ma come, durano solo 5 ore? Intanto è difficile pensare che oggetti così minuscoli, con una batteria quindi microscopica, possano assicurare molte ore di carica. In verità AirPods ha un’autonomia molto più lunga grazie a un trucco ingegnoso. La scatolina è anche il caricatore. Gli auricolari non hanno porticine di sorta. Per caricarli li si inserisce nella custodia: grazie a un sistema magnetico le due cuffiette sono saldamente agganciate (direi quasi ingoiate dall’ovetto bianco, che sembra un po’ la Eve di “Wall-E” quando ha assorbito la pianta ed è chiusa a bozzolo*) e partono a caricarsi. Un quarto d’ora garantisce circa 3 ore di autonomia.
Di fatto la custodia è un power bank (le batterie portatili esterne per gli smartphone) che fornisce in tutto 24 ore di autonomia e si ricarica a sua volta tramite una porta Lightning.

Qualità audio
Considerato il precedente degli EarPods, non mi aspettavo nulla di particolare dal punto di vista qualitativo da parte degli AirPods. E così è stato, anche se siamo su un livello superiore alle cuffiette Apple cablate. I bassi sono molto decisi, in stile Beats (marchio che è di Apple), mentre a soffrire di più sono i toni medi. In generale il suono non è del tutto equilibrato, ma ci troviamo di fronte a oggetti che non sono certo pensati per audiofili che si vogliono godere un grande ascolto nel salotto di casa, con sigaro e cognac alla mano. Non sono pensati per l’ascolto in situazioni quali treno o aereo: non c’è cancellazione attiva del rumore e la scocca in plastica dura non offre neppure un valido argine “meccanico” alla limitazione dei suoni esterni. Gli audiofili continueranno quindi a rivolgersi altrove, ma AirPods non è certamente pensato per quel target. Anche se uno sforzo in più per un oggetto che costa 179 euro sarebbe stato gradito da parte di Apple.
Il prezzo resta il deterrente più forte all’acquisto. È elevato, certo. Il confronto però va fatto con micro-auricolari Bluetooth dotati di funzioni smart. Se lo si fa, si vedrà che prodotti come Samsung Icon X o Bragi Dash, più rivolti al fitness e dunque dotati di funzioni che gli AirPods non hanno (tracciamento dati biometrici, spazio di memoria interno per la musica, etc), ma anche con meno autonomia e meno facilità d’utilizzo, costano da 199 ai 299 euro.
Ma d’altronde il 90% della gente di solito si accontenta delle cuffiette che trova nella confezione del telefono: per loro l’ipotesi di acquisto degli AirPods neppure si porrà. Per chi invece è in possesso di diversi dispositivi Apple è un acquisto che, tenendo conto dei limiti di cui abbiamo parlato, può essere preso in seria considerazione. 

(ARTICOLO DA IPHONEITALIA/CORRIEREDELLASERA).

gennaio 15, 2018

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